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Terapia metacognitiva interpersonale

La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) appartiene alla nuova generazione delle psicoterapie cognitive.

Essa si sviluppa a partire dalla metà degli anni ’90  con l’esigenza di adattare la terapia cognitivo-comportamentale alla cura di una tipologia di pazienti che presentavano una serie di problematiche  che necessitavano di un trattamento differente da quello classico.

La TMI nasce con l’obiettivo di curare pazienti con Disturbi di Personalità, ed in particolare di tipo Narcisistico, Ossessivo-Compulsivo, Dipendente, Passivo-Aggressivo, Paranoide e Depressivo.

Le prime pubblicazioni in merito, da cui il nome Terapia Metacognitiva interpersonale, (Dimaggio, Semerari, 2003; Dimaggio, Semerari, Carcione et al., 2007) con il passare del tempo sembravano riduttive e non rendevano giustizia del lavoro che i terapeuti eseguivano.

Nel corso degli anni, l’evidenza clinica ha portato pian piano a comprendere quanto fosse limitante un tale approccio perché in realtà un disturbo di personalità quasi mai si presentava “puro”, ma più spesso ci si trovava di fronte a pazienti con più Disturbi di Personalità associati, oppure con un Disturbo di Personalità associato a tanti altri tratti di Personalità appartenenti ad altri disturbi di personalità. Dunque, le sfumature che il trattamento stesso assumeva erano molte e non riconducibili al modello esistente.

Di qui la formulazione di un nuovo modello di trattamento TMI (Dimaggio, Montano, Popolo & Salvatore, 2013) che ha abbandonato la prospettiva secondo cui ogni disturbo è considerato come a se stante e caratterizzato da determinate emozioni e stati mentali, per abbracciare una prospettiva più ampia, secondo cui alcuni stati mentali ed emotivi non sono più ad appannaggio di questo o quel disturbo  ma  si manifestano anche in disturbi di personalità finora insospettabili!

Lo schema Interpersonale patogeno

La premessa indispensabile da cui parte la TMI è che gli esseri umani sono guidati nelle relazioni con gli altri da scopi e desideri. In base al temperamento e alle esperienze ripetute di relazione con gli altri, essi sviluppano ipotesi su come gli altri risponderanno all’espressione di un loro desiderio, e su come essi stessi reagiranno alla risposta dell’altro. Tali strutture sono chiamate Schemi Interpersonali.

Gli schemi interpersonali si innescano a partire dalle motivazioni o dai desideri che un essere umano ha nel relazionarsi con gli altri. Tra questi i principali e più attivi sono:

  • attaccamento;
  • accudimento;
  • appartenenza al gruppo;
  • legame sessualizzato stabile;
  • cooperazione in vista del raggiungimento di uno scopo;
  • agonismo/rango sociale/competizione;
  • autonomia/esplorazione.

Gli schemi interpersonali si formano a partire dall’infanzia nel rapporto con la figura di accudimento. Se questo sarà ripetutamente indisponibile a realizzare i desideri/bisogni del bambino, questi svilupperà l’idea dell’Altro-figura di riferimento come non disponibile  o rifiutante. Da adulto ciò si trasformerà in uno schema patogeno dove il desiderio di ricevere attenzione o cure da parte dell’altro sarà sempre accompagnato dalla previsione dell’Altro come indisponibile o rifiutante e lo porterà a sviluppare l’idea di sé come di una persona non amabile.

Lo schema interpersonale, quando sperimentato più e più volte, diventa patogeno: diventa cioè così forte che porta la persona a selezionare e a prestare attenzione solo a quelle informazioni che gli confermano lo schema, senza dare spazio ad altre possibilità interpretative.

Obiettivi della TMI

Alla base di un disturbo di personalità ci sono diverse difficoltà che vanno prese in considerazione: in particolare, oltre allo schema interpersonale patogeno, troviamo difficoltà metacognitive, ossia difficoltà a descrivere i propri stati interni e a stabilire un legame tra emozioni e pensiero e le cause psicologiche del proprio comportamento (differenziazione), e difficoltà a comprendere cosa gli altri pensano e sentono (decentramento).

Preso atto di questo, gli obiettivi che la TMI si pone sono:

  • Migliorare la metacognizione promuovendo la differenziazione e il decentramento;
  • Prendere consapevolezza dei propri  schemi interpersonali patogeni;
  • Conoscere le strategie disfunzionali con le quali il paziente gestisce le emozioni intense e negative;
  • Promuovere il cambiamento.

Come raggiungere tali obiettivi?

La TMI adotta delle procedure specifiche durante la terapia, denominate “procedure passo-dopo-passo” (Dimaggio et al. 2013).

Nella prima parte della terapia, denominata “Ricostruzione della scena”, il terapeuta aiuta il paziente ad elicitare gli “episodi narrativi” e le memorie associate all’evento narrato. L’obiettivo è quello di portare il paziente a comprendere che il disagio deriva solo in parte dagli altri e che invece gran parte dipende dal suo modo di pensare e sentire la realtà. Una volta rievocati una serie di episodi simili tra loro per stati mentali ed emotivi, il terapeuta insieme al paziente stesso cerca di ricostruire i sottostanti schemi interpersonali ricorrenti e comuni ai diversi episodi narrati.

La seconda fase della TMI è denominata “Promozione del cambiamento”: si tratta di recuperare la parte sana e funzionante di sé attraverso la narrazione in seduta degli stati mentali positivi del paziente. Una volta che il paziente è in grado di riconoscere gli aspetti sani di sé, gli viene chiesto di restare in questi stati positivi e di viverli nel quotidiano, attraverso esercizi di esposizione.

Gli esercizi di esposizione servono per promuovere la mastery  nel paziente, ossia l’idea che la vita dipende da sé piuttosto che da forze esterne, e la conoscenza degli stati mentali degli altri, in modo da acquisire strategie di regolazione emotiva efficaci ed articolate.

Bibliografia

Dimaggio G, Montano A., Popolo R. & Salvatore G. (2013). Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità. Raffaello Cortina Editore, Milano.

Dimaggio G, Semerari A. (2003). I disturbi di personalità. Modelli e trattamento. Stati mentali, metarappresentazione, cicli interpersonali. Laterza, Roma-Bari.

Dimaggio G., Semerari A., Carcione A., Nicolò G. & Procacci M. (2007). Psychoterapy of Personality Disorders: Metacognition, States of Mind and Interpersonal Cycles. Routledge, London.