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Ipocondria

“Mi sento come se fossi un malato terminale, anche se in realtà non lo sono…immagino che questo mal di schiena un giorno mi porterà alla paralisi ed io resterò intrappolato per sempre su una sedia a rotelle…guarderò il mondo fuori dalla finestra ma non potrò più camminare, correre, lavorare…diventerò un peso per gli altri…pian piano mi lascerò andare su un letto e morirò…”

L’ipocondria o disturbo da ansia di malattia, secondo le stime mediche, colpisce circa il 4-9% della popolazione.
Può insorgere a qualsiasi età, anche se il rischio è maggiore nella prima età adulta con la stessa probabilità sia nei maschi che nelle femmine.

Quali sono i sintomi dell’ipocondria?

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La caratteristica principale dell’ipocondria è la preoccupazione legata alla paura o alla convinzione di avere una malattia grave.

Tale timore spinge la persona a richiedere continue rassicurazioni mediche. La richiesta di rassicurazioni o visite mediche comunque non è sufficiente a tranquillizzare la persona.

La durata della preoccupazione dev’essere di almeno sei mesi, e non dev’essere di intensità tale da poter essere attribuita ad una convinzione delirante, poiché il paziente è consapevole che i propri timori sono esagerati.  La paura non è limitata a una preoccupazione circoscritta all’aspetto fisico  e non è attribuibile a un altro disturbo d’ansia, ossessivo-compulsivo o somatico.

Spesso l’ipocondria si manifesta in associazione al disturbo da attacchi di panico: il timore in entrambi i disturbi è lo stesso, ossia di poter morire ma è diverso il momento temporale in cui la catastrofe si manifesta; mentre nell’attacco di panico la morte (per infarto o soffocamento) è imminente e avviene durante l’attacco stesso, nell’ipocondriaco l’evento temuto (ictus, tumore, etc..) può verificarsi in un futuro prossimo non ben precisato e solo dopo un calvario di cure e sofferenza.

Come si manifesta l’ipocondria?

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La persona affetta da ipocondria, preoccupata per il suo stato di  salute, ha la tendenza ad interpretare i segnali che provengono dal proprio corpo, come un mal di testa, come indice di una grave patologia, ad esempio un tumore al cervello.

Immaginiamo quindi questa persona come costantemente attenta al proprio corpo e ad ogni minimo cambiamento delle funzioni organiche: appena avverte qualcosa di insolito si attivano pensieri o immagini negative rispetto al proprio corpo e alla propria salute.

L’ansia che deriva dai pensieri negativi porta la persona a concentrarsi ancora di più sui segnali del  corpo e ad interpretarli più facilmente come segno di malattia.

L’attenzione selettiva verso il proprio corpo, unita ad altre strategie disfunzionali di controllo come il rimuginare costantemente sul proprio stato di salute o svalutare l’importanza delle spiegazioni alternative dei sintomi fornite dallo specialista, porta ad attribuire un’importanza esagerata al significato di segni e sintomi.

Inizia così un circolo vizioso che porta all’evitamento di qualsiasi sforzo fisico, a controlli del corpo come la palpazione dell’addome, la verifica della presenza di noduli al seno e la ricerca di rassicurazioni da familiari o conoscenti, dal medico, da internet o libri di medicina che, esponendo ad informazioni contrastanti, portano a rafforzare ulteriormente le proprie convinzioni sulla malattia.

Perché una persona sviluppa timori ipocondriaci?

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Non tutti, di fronte a segni e sintomi del corpo, sviluppiamo timori ipocondriaci. I pensieri negativi si sviluppano sulla base di una predisposizione al disturbo. Tra le cause annoveriamo esperienze precoci di malattie (vissute in prima persona o di persone vicine), di gestione medica insoddisfacente e  presenza di credenze errate sui sintomi fisici.

Le conseguenze dell’ipocondria

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Le conseguenze dell’ipocondria si collocano su vari livelli.

Innanzitutto i ci sono i costi economici relativi alle continue visite specialistiche, nel tentativo di cercare rassicurazioni. Un ipocondriaco non si accontenta di uno specialista: per essere sicuro e per confrontare le informazioni su uno stesso sintomo, spesso ricorre a 3 o 4 specialisti differenti.

Il ritiro sociale è una conseguenza della tristezza e della depressione derivante dalla visione di sé come di un malato.

La vita familiare è fortemente intaccata perché spesso i familiari, non comprendendo la natura psicologica piuttosto che medica del disturbo, sono spesso stanchi e provati.

Può esserci un evitamento del lavoro se in tale contesto la preoccupazione aumenta. Se ad esempio un paziente con ipocondria lavora al computer, avvertirà molti segnali del corpo come mal di schiena o dolore alle articolazioni e tenderà ad evitarli.

Il trattamento cognitivo-comportamentale dell’ipocondria

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Dopo aver concluso la fase di assessment, è importante innanzitutto ridurre i livelli di ansia derivanti dall’ipocondria.

Per motivare il paziente ipocondriaco alla terapia vengono applicate una serie di tecniche che consistono nell’illustrare al paziente come i pensieri negativi e i comportamenti di controllo o di evitamento che mette in atto, piuttosto che alleviare le preoccupazioni, le aumentano. Ad esempio, per far comprendere il ruolo giocato dall’attenzione selettiva sull’aumento dei sintomi percepiti e dell’ansia, si può chiedere al paziente durante la seduta di provare a concentrarsi su una determinata parte del corpo.

Dopo aver adeguatamente motivato il paziente, si passa a ricreare e sperimentare, in vivo o in immaginazione, i sintomi  somatici che lo preoccupano.

Si passa poi a modificare le credenze errate sui sintomi attraverso tecniche come la piramide rovesciata (Wells, 1997) e il grafico a torta (Van Oppen, 1994).

Il trattamento del rimuginio, che i pazienti utilizzano come strategia di controllo dei sintomi, è lo stesso che viene utilizzato nel Disturbo D’Ansia Generalizzato.

Una parte fondamentale della terapia è volta a prevenire le ricadute e a intervenire sugli aspetti della personalità che sostengono il sintomo. Ricostruire la storia di vita del paziente è infatti importante per identificare la presenza di schemi interpersonali patogeni al fine di promuovere un cambiamento profondo e duraturo delle sue strutture di personalità. Tale obiettivo si realizza attraverso la Terapia Metacognitiva Interpersonale.